Si apre oggi a Bruxelles un vertice del Consiglio europeo di due giorni ad alta tensione, con un’agenda insolitamente densa dominata dall’escalation militare in rapido peggioramento in Medio Oriente, dalla guerra in corso in Ucraina e dalle crescenti tensioni transatlantiche con Washington.
Mentre il blocco affronta le ricadute della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran – ormai alla terza settimana – i 27 capi di Stato e di governo si confronteranno con shock dei prezzi dell’energia, dilemmi di sicurezza e un messaggio collettivo chiaro al presidente statunitense Donald Trump: “Questa non è la nostra guerra”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres dovrebbe oggi unirsi ai leader dell’Unione per un pranzo di lavoro, per discutere del deterioramento della situazione internazionale e dei modi per difendere il multilateralismo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy è atteso intervenire al vertice (online) all’inizio della sessione dedicata all’Ucraina, durante la quale i leader esamineranno gli ultimi sviluppi sul campo e ribadiranno il sostegno a Kyiv.
Il momento difficilmente potrebbe essere più carico di tensione. Solo 24 ore prima, le Capitali europee hanno respinto con fermezza i ripetuti appelli di Trump a dispiegare forze navali per riaprire lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20% del petrolio e del GNL globali. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato in Parlamento: “Questa non è la nostra guerra, non l’abbiamo iniziata”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato: “Non siamo parte del conflitto”, mentre l’alta rappresentante Kaja Kallas ha sintetizzato il clima prevalente: “L’Europa resterà concentrata e calma di fronte all’imprevedibilità, piuttosto che impegnare truppe”.
La quasi chiusura della rotta di Hormuz ha già fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 45% dall’inizio del conflitto, alimentando timori inflazionistici in tutto il continente. I leader europei discuteranno misure immediate per proteggere cittadini e imprese, sforzi di de-escalation e le situazioni preoccupanti in Libano, Gaza e Cisgiordania.
Al di là del Medio Oriente, il vertice affronterà la competitività strategica dell’Unione e il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. I leader dovrebbero approvare l’agenda “One Europe, One Market” con scadenze ambiziose per approfondire il mercato unico, semplificare le norme, ridurre gli oneri amministrativi e mobilitare investimenti nell’innovazione e nella transizione energetica. Le discussioni sul bilancio a lungo termine si concentreranno sull’allineamento tra ambizioni del blocco e finanziamenti adeguati.
Sicurezza e difesa saranno pure al centro. La riunione esaminerà i progressi nel rafforzamento della prontezza difensiva, nella riduzione delle dipendenze strategiche, nella chiusura delle lacune critiche di capacità e nell’avvio di progetti congiunti su droni e sistemi anti-drone. Nell’attuale contesto geopolitico – segnato dall’aggressione russa in Ucraina e dall’incertezza sugli impegni statunitensi – questi passi sono considerati essenziali per rafforzare l’autonomia strategica europea, restando complementari alla NATO.
Anche la migrazione tornerà sul tavolo, con i leader che esamineranno come il peggioramento della situazione in Medio Oriente stia influenzando gli arrivi irregolari e l’attuazione delle precedenti conclusioni dell’Unione su asilo e gestione delle frontiere.
Sull’Ucraina, il vertice ribadirà che aumentare la pressione sulla Russia finché non si impegnerà in negoziati di pace significativi resta essenziale. I leader discuteranno ulteriore sostegno, incluso il prestito da 90 miliardi di euro già concordato per il 2026-2027. L’UE ha già fornito complessivamente 194,9 miliardi di euro di assistenza, di cui 69,7 miliardi in aiuti militari.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha dato il tono nella sua lettera di invito: “L’escalation militare in Medio Oriente sta causando instabilità globale e le sue conseguenze negative si fanno già sentire in Europa”. Ha aggiunto che ascoltare Zelenskyy sottolineerà la necessità di una solidarietà continua con l’Ucraina mentre entra nel quinto anno della guerra di aggressione russa.
Alcuni analisti esprimono un cauto ottimismo sul fatto che il dispiegamento di esperti europei indipendenti per valutare i danni all’oleodotto Druzhba causati dalla Russia – una missione richiesta specificamente da Budapest – possa finalmente sbloccare l’impasse e convincere l’Ungheria a revocare il veto sul pacchetto di assistenza finanziaria da 90 miliardi di euro per l’Ucraina.
Tuttavia, diplomatici citati da Suspilne esprimono pessimismo sul fatto che il pacchetto di assistenza finanziaria da 90 miliardi di euro per l’Ucraina verrà sbloccato durante questo vertice.
I leader si riuniscono in un momento in cui l’Europa sta visibilmente ricalibrando il proprio rapporto con Washington. Le critiche aperte di Trump agli alleati per il rifiuto di partecipare alle operazioni in Iran – e le precedenti minacce sulla Groenlandia e sui dazi – hanno accelerato le richieste di una maggiore autosufficienza dell’UE in materia di difesa e sicurezza energetica.
Resta da vedere se i due giorni a Bruxelles produrranno decisioni concrete o solo orientamenti politici. Ma il messaggio che emerge dalle Capitali europee è chiaro: pur restando impegnata nel partenariato transatlantico, l’Unione non si lascerà trascinare in conflitti che non ha scelto – e intende sfruttare questa crisi per accelerare la propria autonomia strategica.
Con Guterres al tavolo e la voce di Zelenskyy nella stanza, il vertice offre una rara opportunità al blocco di mostrare unità e leadership multilaterale in un momento in cui entrambe sono sotto forte pressione. Il mondo osserverà attentamente.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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